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A Ostana, rinata con cultura e architettura di qualità

ostana

Nell’Alta Valle Po, c’è un paesino, costituito da piccole borgate aggrappate alle pendici della montagna, che ama definirsi il balcone sul Monviso. E davvero Ostana è una sorta di balcone sulla magnifica piramide di pietra, che domina poi l’intera Pianura Padana piemontese. Svegliarsi la mattina e avere davanti il Monviso non può che mettere di buonumore, si pensa, ma in realtà, la montagna non si vede sempre: un po’ le nuvole d’alta quota, un po’ la nebbia, bisogna essere fortunati per riuscire a vederla in un weekend passato a Ostana. Ma quando capita, non c’è abitante del borgo che non getti un’occhiata e non rimanga ammirato da tanta bellezza naturale, nonostante ne sia abitualmente circondato: sarà che guai ad abituarsi alla bellezza delle cose e a perdere la capacità di stupirsi?

Oltre al suo balcone sul Monviso, Ostana ha una bella storia di rinascita da raccontare. La possiamo riassumere in pochi numeri: un secolo fa le sue borgate erano abitate da un migliaio di persone, negli anni 80 da meno di una decina, oggi da un’ottantina di persone, compresi tre bambini. Lo spopolamento, che tanto male ha fatto a molti borghi alpini, a Ostana è stato combattuto con la tenacia della gente di montagna, ma non a suon di turismo di massa e di piste da sci (impraticabili nel versante alpino del suo territorio), quanto a base di ristrutturazioni, buone pratiche ed eventi culturali. Una proposta diversa, che ha inserito il nome del paesino nel circuito della vita culturale alpina.

La rinascita è iniziata negli anni 80, in modo inaspettato e probabilmente fortuito. Le case abbandonate e un mercato immobiliare praticamente inesistente hanno fatto sì che molti discendenti di emigranti e turisti in cerca di seconde case abbiano iniziato a ristrutturare le case del paesino, per utilizzarle come seconde case. Niente di nuovo, è successo in numerosi villaggi alpini, se non fosse che a Ostana sono stati usati i materiali di sempre, la pietra, il legno, le lose per i tetti. Il Comune ha anche dato delle direttive, che hanno permesso ristrutturazioni rispettose della storia e dell’architettura locale e che hanno, però, utilizzato le nuove tecnologie, per un migliore risparmio energetico e per una maggiore sostenibilità ambientale.

louportoun

 

Tra gli edifici diventati modello di architettura alpina, c’è il centro culturale Lou Portoun, inaugurato nel 2015 e progettato con la collaborazione dell’Istituto di Architettura Montana del Politecnico di Torino. L’edificio deve il suo nome a una tipologia tipica di Ostana, una specie di strada coperta, il pourtoun in lingua occitana, che segue la curva di livello ed è affiancata sui due lati da piccole costruzioni. A prima vista è un normale edificio di pietra e di legno, con ampie aperture vetrate, ma, in realtà, è dotato di moderne tecnologie, per la sua sostenibilità, in perfetto equilibrio tra tradizione antica ed esigenze contemporanee. E’ costruito su tre piani, che ospitano ampi spazi per mostre, proiezioni di film, conferenze; ci sono anche uffici per le associazioni che organizzato le attività culturali e le grandi finestre guardano verso lo spettacolare panorama del Monviso.

Probabilmente si sottovaluta sempre l’importanza di un centro culturale, anche in una piccola borgata alpina, ma Ostana non lo ha fatto: nel suo Lou Portoun si tengono eventi culturali come il Premio Scritture in Lingua Madre, che dal cuore delle valli occitane, valorizza il patrimonio delle lingue minoritarie, le lezioni della Scuola di Cinema L’Aura, che portano quassù studenti da ogni parte d’Italia, le attività formative del Politecnico di Torino, che permettono ai futuri architetti di confrontarsi con le istanze reali di un borgo alpino in lotta per una sopravvivenza dignitosa e di ampio orizzonte. E poi Ostana ha ospitato il Festival dei Borghi più belli d’Italia e nei giorni scorsi è stata sede del 2° Summit di Carovana delle Alpi di Legambiente.

Il risultato di questa ricerca di una rinascita di qualità, che punta più sulla cultura e sulla sostenibilità che sullo sfruttamento squilibrato, è che a Ostana si sono trasferite anche giovani famiglie, che piano piano stanno rinascendo imprese dedicate al turismo e alla cultura, dai B&B alle associazioni che valorizzano il territorio con escursioni, mostre, eventi. A giugno è arrivato uno dei riconoscimenti più importanti: Fare paesaggio, istituito dall’Osservatorio del paesaggio della Provincia autonoma di Trento per sostenere la salvaguardia e la gestione del paesaggio alpino, ha premiato anche Ostana, “per la sua programmazione, pianificazione e iniziative gestionali”. Ma il premio più bello è arrivato all’inizio dell’anno, quando è nato Pablo, il primo bambino dopo decenni di spopolamento, la festa ha raggiunto i media di mezza Europa.

Se volete essere sempre aggiornati sugli eventi e sulle attività culturali e turistiche di Ostana, seguite la vivace pagina di Facebook.

 

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