Home » Cuore » Al MÚSES, l’arte contemporanea esalta i sensi e le erbe aromatiche

Al MÚSES, l’arte contemporanea esalta i sensi e le erbe aromatiche

palette

La professoressa Loredana De Robertis, curatrice storica di Palazzo Taffini, lo ha detto recentemente a Terre Teller: “Quando si entra al MÚSES, bisogna avere una visione sinergica, bisogna affidarsi all’interdisciplinarietà. Il percorso sensoriale, artistico e tecnologico sono fusi, è come se lo stesso argomento fosse trattato in tre dimensioni diverse, unite in una sfera unica”. Il MÚSES, spiega il suo sito web, è un “polo museale tecno-sensoriale” che “nelle sue sale, offre ai visitatori esperienze sensoriali, in dialogo continuo con tecnologia e arte, rivelando così le sue tre anime”.

Lo si nota anche seguendo il percorso dell’arte contemporanea, composto da opere site specific, realizzate cioè da artisti internazionali appositamente per il MÚSES, per esaltare le caratteristiche delle erbe identitarie piemontesi stimolando i sensi e usando la tecnologia. Succede sin dalla prima opera, che accoglie il visitatore al centro del Giardino dei Sensi, nel cortile di palazzo Taffini: La palette del pittore di Franz Staehler. E’ un’opera che arriva dal Principato di Monaco e che sembra ispirata dal ciclo di affreschi della Sala degli Dei di Palazzo Taffini, in particolare dalla sfida tra Natura e Arte su chi saprà produrre i colori più belli; la tavolozza di colori è composta da vetri di Murano, che cambiano luce e colore a seconda della posizione del sole; tutt’intorno c’è un giardino di erbe aromatiche e il momento da non perdere è quando è circondata da vapori profumati, che sembrano addensarsi intorno a lei, in un’atmosfera un po’ onirica, e spargono nell’aria i profumi delle erbe piemontesi.

ingodwetrust

 

Punta più sulla vista e sull’udito, Laboratori officinali di Angela Colonna, che racconta il territorio delle erbe aromatiche e, in particolare, l’area di Pancalieri, il più importante polo europeo di produzione della menta. Alle pareti dell’Aula Didattica, in cui si apprendono le tecniche di trasformazione delle essenze in profumi, cosmetici, alimenti, le foto di Colonna mostrano le tappe della coltivazione e poi della lavorazione delle erbe; il singolare rimando con le attività dell’aula non passa inosservato. Così come non passa inosservata una delle opere site specific più spettacolari, In God we trust, che, ispirandosi alla storia barocca di Palazzo Taffini, riprende i motivi delle tappezzerie broccate dell’epoca e le rilegge: Ryts Monet ha utilizzato centinaia di banconote di ogni parte del mondo, in cui fossero riprodotti fiori e piante locali, per realizzare un fascinosissimo collage digitale, e una carta da parati stampata che ricopre interamente un piccolo passaggio, caratterizzato da volta a crociera.

Al piano superiore, sensorialità, arte e tecnologia continuano a incontrarsi grazie a Reminiscences of emotions, di Maja Smrekar e Andrej Strehovec: gli spazi sono bui, appena illuminati da grandi campane dalla superficie traforata, così da riflettere alle pareti le forme stilizzate delle piante aromatiche identitarie, quasi come dei ricami di luce; salendo sulla piattaforma delle campane si può respirare il profumo di una delle piante del territorio. E’ una delle esperienze sensoriali più forti dell’intero percorso, con l’olfatto e la vista stimolati più di ogni altro senso. E’ bello anche l’effetto di Blow, installazione di Kensuke Koike: siamo nella sala dedicata alle grandi signore del Rinascimento, che seppero diffondere come poche le seduzioni dell’arte profumiera (Caterina de’ Medici, Isabella Gonzaga e Caterina Sforza, chi altrimenti?); nell’oscurità brillano i colori dei costumi dell’epoca e basta muovere appena il tavolo che sorregge le decine di fiori di Blow, per vedere gli specchietti agitarsi e riflettere la luce sulle pareti, sul soffitto, sui costumi; sembra solo un effetto scenografico, è il richiamo alla velocità della trasformazione delle particelle in profumi: un gioco della vista che rimanda però al potere dell’olfatto. Affascinante, no?

spelavolcic

Tanto quanto è affascinante l’ultima opera esposta, Fuscum Subnigrum di Špela Volčič, che nelle sue tre grandi fotografie riesce a unire ikebana, pittura barocca olandese ed erbe aromatiche piemontesi. Come ha fatto? Ha utilizzato oltre duecento fiori artificiali che imitano perfettamente quelli che crescono nel Piemonte, li ha intrecciati secondo le tecniche dell’ikebana, un’antica arte giapponese, e li ha infine fotografati cercando ispirazione nelle nature morte olandesi del Seicento (la stessa epoca del massimo splendore di Palazzo Taffini). Il risultato è una delle opere più sorprendenti e più affascinanti del percorso espositivo, dai colori brillanti e decisi, su uno sfondo nero, altrettanto brillante. L’accompagnamento perfetto alla saga dell’Acqua di Colonia, che proprio in Piemonte iniziò il proprio cammino.

Arte contemporanea che usa sensi e tecnologia, per raccontare le erbe identitarie del Piemonte e per esaltare il genius loci di Palazzo Taffini: davvero una proposta da non perdere al MÚSES. Se volete saperne di più sulle installazioni site specific e sui loro autori, se volete organizzare la vostra visita o partecipare ai laboratori organizzati nell’Aula Tecnologica, tutte le info sul sito ufficiale, musesaccademia.it

 

 

    Scrivi un commento

    L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>