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Una passeggiata nel Parco del Castello di Racconigi

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Ogni stagione è buona per visitare il Parco del Castello di Racconigi, perché è uno di quei posti in cui ci si rende meglio conto del ciclo delle stagioni e del ritmo della natura. Per visitarlo davvero, cercando di conoscere ogni suo angolo più recondito, tra laghetti, Margaria, architetture sparse, campi coltivati e boschetti, bisogna considerare ben più di una giornata. Ma, a volte, si può entrare anche solo per una passeggiata, come è successo qualche giorno fa. Lo scopo era raggiungere la Margaria, ma poi il fascino del Parco ha deciso altrimenti. Basta iniziare a camminare nel bosco, nei sentieri all’ombra degli ippocastani e delle querce, farsi distrarre dalle radure e dai voli improvvisi degli uccelli, siano anatre o aironi, e si perde la meta. E a volte è bene non avere una meta e scoprire quanto il Parco racconta di sé.

Si cammina lungo sentieri ben tracciati, ascoltando i suoni della natura, all’ombra di alberi altissimi. Nel Parco di Racconigi ci sono oltre 2000 alberi, che possono superare anche i trenta metri; nell’ultimo censimento, si sono contati frassini, aceri, ippocastani, querce, olmi, platani, tigli, cedri. Immaginate il loro profumo in primavera, mescolato a quello dei fiori che colorano le grandi distese di prati.

La sistemazione a prato e ad alberi del Parco risale all’Ottocento (in precedenza aveva l’aspetto geometrico caro ai giardini francesi e reso immortale da Versailles). Fu voluta da re Carlo Alberto, che ne affidò il disegno al giardiniere tedesco Xavier Kurten. Questi sostituì le grandi geometrie e le simmetrie con prati e boschi, attraversati da sentieri sinuosi, a simulare una natura selvaggia e incontaminata, ma in realtà controllata dall’azione dell’uomo. Quello che è bello ricordare, passeggiando in questi 170 ettari sterminati, è che qui re Carlo Alberto sperimentò soluzioni innovative per l’agricoltura.

Il re volle che il Parco del Castello fosse auto sufficiente e per questo nella parte settentrionale, intorno alla Margaria, furono creati campi per la coltivazione e prati per l’allevamento; qui i suoi uomini sperimentarono nuove pratiche agricole, dando alla Margaria un ruolo di faro nelle attività produttive del territorio. Era l’Azienda della Real Casa, che, con le sue sperimentazioni innovative e la sua attenzione per le buone pratiche, ispira ancora oggi molti produttori del territorio; una tradizione che si è tramandata per quasi due secoli e che l’Associazione Le Terre dei Savoia ha richiamato nel marchio Bottega Reale e in progetti come Officina Aromataria o l’ormai imminente la Via delle Essenze Reali, di cui parleremo nei prossimi giorni.

Negli ultimi anni, con il lavoro di riqualificazione e di restauro compiuto nel Parco, le buone pratiche volute da Carlo Alberto sono state riprese: è arrivata una piccola mandria di vacche, che permette anche la produzione di formaggi, la crescita del prato viene controllata per la fienagione, la presenza degli alveari garantisce la produzione di diverse varietà di miele, dal frutteto del Giardino dei Principini si producono marmellate e succhi di frutta. Il Parco del Castello di nuovo centro di produzione agricola, con un’attenzione moderna alla sostenibilità della sua produzione.

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Ma non è a questo che si pensa, passeggiando nei boschetti ombrosi e fermandosi nelle piccole radure, attratti dai voli degli uccelli (anche se si dovrebbe farlo, per non perdersi neanche un aspetto di questo Parco unico e straordinario). Si pensa soprattutto a godere della quiete della natura, ci si ferma a osservare i piccoli ruscelli, che formano anche deliziose cascatelle nascoste dai rami degli alberi (e i canali non sono casuali, sono, anzi, essenziali per garantire il necessario ricambio idrico e permettere la vita nel lago al centro del Parco, che, altrimenti, con ogni probabilità evaporerebbe). Ci sono molti visitatori in bicicletta, capita di incontrare ragazze che prendono il sole sui plaid sul prato, famiglie che improvvisano una merenda, pittori solitari che disegnano i boschetti ai bordi del prato. E’ la lentezza della natura, che il Parco esalta, a far prendere le cose con calma, a lasciar perdere le mete prefissate e a godere dell’istante, anche del ronzio degli insetti, degli zoccoli lontani di un cavallo, del profumo secco del prato assolato, del Castello che appare sempre, in un modo o nell’altro, a chiudere l’orizzonte meridionale e a rassicurare che no, non ci si è persi, in mezzo alla natura incontaminata e al silenzio del Parco. E per arrivare alla Margaria ci saranno altre occasioni e altri post, promesso.

 

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